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Correva l'anno...

Ogni settimana una notizia, un fatto o una curiosità scovati spulciando nell'archivio storico del quotidiano "La Provincia"
dic 2011 26

Correva l'anno 1958. La pesca nel fiume Serio

Era un privilegio dei conti Bonzi

Avviso. Questa notizia è stata pubblicata il 26/12/2011 ed è consultabile per archivio storico. Essendo stata pubblicata da più di 30 giorni i suoi contenuti potrebbero non essere attuali e vanno verificati.

Copia dell'articoloDal quotidiano La Provincia di venerdì 11 aprile 1958.

La pesca nel Serio feudo dei conti Bonzi

Questa famiglia ha derivato anticamente il privilegio da Mozzanica a Boccaserio e lo conserva tuttora

Crema, 10. - Sulle sponde del Serio, nei luoghi più frequentati, si trovano dei cippi di granito che recano incisa questa scritta: "Fiume Serio - Diritto esclusivo di pesca, pesci e oro del conte Giuseppe Bonzi di Crema - Dal ponte di Mozzanica allo sbocco dell'Adda". È la famiglia Bonzi che ha fatto collocare questi cippi lungo le rive del Serio a pubblica affermazione dei propri diritti in base ai privilegi anticamente derivati e che essendo anch'oggi in possesso di questa esclusività, di tratto in tratto fa ripristinare le parole incise nel granito. Il diritto di pesca fu esercitato nel corso dei secoli non tanto direttamente quanto per mezzo di affittuari. I pesci d'acqua dolce più comuni erano, come lo sono ancora, le tinche, i balbi, i persici, le carpe, i carassi per non dire della minuteria come le lasche, i triotti, i pighi, le lamprede e quei curiosi pesciolini che vivono nelle ghiaiette "sfregagerra"; più pregiati i lucci e le anguille, oggetto di particolare stima le trote.

Le mutate condizioni del fiume non possono offrire oggi un'idea esatta del profitto che se ne poteva trarre anche se le acque, nel passato più abbondanti tranquille, erano assai più pescose e Bernardino Bonzi nel 1545 diceva apertamente che la giurisdizione sul Serio era più di aggravio che di guadagno. L'aggravio veniva dall'onerosa vigilanza, dalle continue infrazioni e dei continui abusi che si verificavano. I Bonzi (come narra il conte Enzo Bonzi della pubblicazione "I Conti del Serio") furono per secoli continuamente provocati e tormentati nel loro feudo, ma per secoli difesero e rivendicarono i loro diritti contro privati contro i Comuni assai poco riguardosi di questo privilegio feudale. Durante il dominio della Repubblica Veneta è una intermittente di "ducali", di proclami, di sentenze e l'archivio di Casa Bonzi contiene grossi fascicoli che concernono cause, contestazioni e i riti di ogni genere, sempre riguardanti la pesca nel Serio e sempre concluse con il riconoscimento del diritto esclusivo feudale, la cui data di concessione non è peraltro precisata dalla citata pubblicazione.

Nel 1634, il 16 settembre, 11 uomini di Ripalta Vecchia furono condannati a sborsare in solido lire 100 per avere tentato di pescare a viva forza nella zona detta Villa di Rivolta Vecchia, furono condannati inoltre versare L. 30 al titolo di riparazione dei danni, più alle spese del processo. Gli abitanti di Mozzanica nel 1679 sporgono querela contro il conte Sforza Griffoni di Sant'Angelo e contro gli abitanti di Gabbiano che gli impediscono di pescare nel "mortone" del Serio fra Gabbiano e Mozzanica, ed ottengono soddisfazione "perché essendo stata anticamente concesso a pescagione nel fiume serio e nelle sue morte alla Casa dei Bonzi cremaschi, come in Ducali 1435, non v'ha ad alcuno ingerirsene". Dal 1717 al 1794 rimane in archivio una collezione di ben 21 proclami stampati in crema e pubblicati "premesso prima il suono di tromba", tutti dello stesso tenore cioè che "nessuno ardisca ne presuma di turbare, né far turbare lì Feudadarii nell'uso della Pesca, così del mio solidale pesce come dell'Oro"... come pure resti strettamente proibito il getto delle pastelle ai pessi... et ciò in pena di Ducati 500". Le "pastelle" erano a base di veleno, precedente, nei secoli, della pesca con le bombe e con il cloro. Il Podestà e Capitano di Crema Marin Minio nel 1774 emana un proclama nel quale fra l'altro è detto: "... né vi sia alcuno che osi farsi lecito né con barche né in qualunque altra maniera a impedire, distrarre, molestare, né in alcun modo pregiudicare alle ragioni di detta fedelissima famiglia Bonzi nel Serio, né all'uso e di cui, fu investita dalla pesca come dell'oro ecc., in pena di Ducati 500".

Questa strenua difesa del proprio feudo da parte dei conti Bonzi era in realtà una difesa del fiume come pubblico bene, e in questo senso è stata proseguita è mantenuta anche contro l'incomprensione di coloro che avrebbero dovuto comprenderla. Col diminuire delle acque e con le distruzioni della pesca clandestina il patrimonio ittiologico della Serio del Serio è andato scemando e già nel 1891 i Bonzi ricorsero all'immissione di 7000 avannotti di trota, che fu proseguita nel 1903 e nel 1910 con immissione complessiva di 20.000 avannotti e nel 1911 e ripopolamento fu intensissimo per un totale di 65.000 avannotti in due riprese cui se ne aggiunsero altri 25.000, tutti sull'assegnazione del Ministero dell'Agricoltura. La Grande Guerra, che distolse dalla cura ed alla guardia e che familiarizzò l'uso delle bombe e delle sostanze velenose, annullò poco poco i vantaggi tutte le emissioni. Altre cause gravemente dannose alla piscicoltura sono state le sette dighe o palate costruite negli ultimi cinquant'anni che tornano dannose al diritto feudale perché impediscono il pesce di risalire il fiume, dato che non sono adottati accorgimenti prescritti dalle leggi per evitare danno alla piscicoltura oppure favorendo l'agricoltura la quale - è detto nella pubblicazione - "deve avere la preferenza sui pesci".

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