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Auditorim (Chiesa del Sacro Cuore)

La césa nóa, come viene popolarmente chiamata dai madignanesi, fu voluta dal priore Celestino Premoli nel 1840 pensandola come chiesa sussidiaria, ma forse coll'intento di sostituirla in seguito alla césa ècia la chiesa parrocchiale ancora correntemente utilizzata.

Lo spazio venne individuato in quello un tempo occupato dal vecchio cimitero, spostato dalle leggi napoleoniche fuori dal paese agli inizi del XIX secolo; lo stesso priore acquistò con proprio denaro alcune case attigue per avere maggior spazio.

L'incarico del progetto fu affidato all'ingegner Carlo Donati ed i lavori iniziarono nel 1843. Mentre la costruzione dell'edificio avanzava si optò per una modifica al progetto, allungando la chiesa di una campata e innalzando quella centrale per mantenerne le proporzioni. Ciò causò un notevole aumento delle spese ed una diminuzione dell'entusiasmo dei fedeli che vennero meno alle offerte; per trovare una soluzione i promotori al progetto cedettero l'edificio al comune in cambio del completamento dell'opera e del pagamento delle spese. L'edificio ritornerà di proprietà della parrocchia nel 1911.

Sia il priore Premoli che il fabbriciere Tessadori, un altro dei promotori morirono prima dell'inaugurazione che avvenne il 13 maggio 1850 alla presenza di Sua Eccellenza il vescovo di Crema monsignor Giuseppe Sanguettola. In seguito la chiesa venne adornata di un pregevole organo, costruito da Aquilino Cadei di Crema nel 1863, oggi demolito; inoltre, vi veniva collocata una preziosa statua raffigurante il Sacro Cuore di Maria, alla quale la chiesa è dedicata.

L'edificio non ha mai subito cambiamenti e presenta oggi le stesse forme del 1850, priva del previsto campanile ma mai realizzato. Viene utilizzata abitualmente dalla parrocchia come auditorium per convegni e mostre, ma all'occorrenza funge ancora come chiesa sussidiaria: così è avvenuto, ad esempio nel 2000, quando nella parrocchiale settecentesca venne rifatto il pavimento.

Veduta esterna
L'esterno
Interno
L'interno

Ex cella monastica>

In una lettera datata 15 marzo 1095 papa Urbano II da Piacenza indirizzava una lettera all'abate di Cluny Ugone nella quale vengono citati alcuni Monasteri tra i quali anche quello di Madignano, probabilmente fondato proprio negli anni immediatamente precedenti a quella data.

In realtà non fu mai una vera e propria abbazia, ma una cella monastica con un piccolo numero di indaffarati monaci: scrive Ghidotti, nel libro "Memorie storiche":

"malgrado il piccolo numero dei membri della comunità; religiosa di Madignano, grande spaziosa e ricca di ambienti era la loro 'Badia' quale si conserva tutt'ora. È vero che molti ambienti dovevano servire per deposito e granaio e cantina, ma non pochi servivano per quei fini e usi di ospitalità obbligatoria e quotidiana quale vi si praticava con la più; generosa e cordiale carità e benevolenza".

I frati benedettini rimasero a Madignano fino al 1430, oppure fino al 1449 secondo altre fonti dopo aver lavorato per quattro secoli non solo per il bene spirituale, ma anche materiale bonificando e risanando le terre attorno a Madignano.

Dietro la chiesa parrocchiale esiste ancora, seppur molto rimaneggiata, l'antica cella monastica: in particolare, sul lato settentrionale che da sul retro della chiesa, si può vedere la parte meglio conservata, con un grande finestra a doppio arco oggi tamponata, che rende l'idea delle forme dell'antica struttura.

Complesso agricolo a lato della chiesa e della cella monastica
Il complesso agricolo visto da meridione

Nell'angolo sud-occidentale della corte agricola che faceva capo all'abbazia sorge una torre oggi mozza: fu fatta costruire dalla famiglia Benzoni, signori di Crema nella prima metà del XV secolo, e faceva parte di un reticolo di torri d'avvistamento a salvaguardia e controllo del territorio.

La cella monastica
La cella monastica
La torre quattrocentesca
La torre benzoniana del XV secolo

Le cappelle votive

La Madonna della Strada

Un tempo sorgeva a cavallo di una roggia, lungo la vecchia strada provinciale per Crema; dopo la copertura del corso d'acqua, avvenuta a metà degli anni ottanta del XX secolo, fu centrata da un mezzo automobilistico e resa pericolante. La conseguente decisione di accorciarla in lunghezza e ristrutturarla, opera di volontari, fu accompagnata anche dall'idea di rifare il dipinto, all'epoca molto ammalorato. Il titolo originario da Madonna del Rosario fu mutato in Madonna della Strada con la Madonna, Gesù Bambino e San Giovanni, affrescata nel 1985 da Rosario Folcini. Purtroppo l'affresco risente moltissimo dell'inquinamento automobilistico essendo oggi in fregio all'ex Statale Paullese e ha subìto negli anni periodici ritocchi da parte del medesimo Folcini.

La Sacra Famiglia

Sorge in aperta campagna poco distante da Madignanello, presso il Serio Morto sulla strada per Ripalta Vecchia. È dedicata alla Sacra Famiglia e rappresenta, appunto, la Madonna, San Giuseppe e Gesù Bambino. La cappella è stata completamente ristrutturata nel 1986, sia nelle opere murarie sia nell'affresco, eseguito da Domenico Fortini e ricalca, seppur in forme più stilizzate, il vecchio affresco.

I Morti della Peste

Anche Madignano e Ripalta Vecchia furono coinvolti nella storica epidemia di peste del 1630, per la quale ricordarne i defunti con una cappella. L'attuale costruzione risale però; al XIX secolo ed è stata profondamente ristrutturata nel 1989. Nell'occasione Giuseppe Pandini rifece anche l'affresco che rappresenta La Madonna col Bambino, San Rocco e San Giobbe. La "Madonnina" sorge sulla strada bassa per la cascina Corfù, poco oltre il camposanto di Madignano.

I Morti del Marzale

È un sacello cimiteriale, posto nel piazzale antistante il santuario della Madonna del Marzale, che ricorda i caduti di una battaglia combattutasi nei pressi tra fazioni guelfe e ghibelline nel 1403. Presenta sulla parete di fondo la Madonna del Carmine col Bambino e le anime del purgatorio, alle pareti laterali il martirio di San Sebastiano da un lato e Sant'Imerio Vescovo dall'altro, il santo protettore della parrocchia.di Ripalta Vecchia.

La Cappella dell'Apparizione

Ai piedi della cosiddetta "Scala Santa" che porta dal piazzale del santuario del Marzale alla sottostante valle fluviale del Serio, sorge la cappella dell'Apparizione che sorge sul lugo ove, secondo la tradizione, la Madonna apparve ad una fanciulla che pascolava le oche. In realtà la cappella, un tempo era allo stesso livello del Santuario, ma un eccezionale piena del Serio la distrusse assieme ad una parte del Santuario, probabilmente prima del 1580.

Le cappelle di Cascina Corfù

A poca distanza dalla cascina Corfù sorgono queste due cappelle a lungo in avanzato stato di degrado, tanto che qualunque traccia pittorica era pressoché scomparsa. Quella di destra rappresentava Santa Maria della Croce, quella di sinistra Sant'Anna. Nel 2003 gli affreschi sono stati ripristinati.

 Ultimo aggiornamento: 30/12/2017

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